METODI

Il termine dieta (dal lat. diaeta ovvero «modo di vivere») può essere definito come “il complesso delle norme di vita (alimentazione, attività fisica, ecc.) atte a mantenere lo stato di salute” e che, in particolare, prevede “un’alimentazione quantitativamente e qualitativamente definita, rivolta a conseguire scopi terapeutici o preventivi”.

Oggi, però, questa parola assume frequentemente un altro significato. Si fa, infatti, riferimento all'”eliminazione, spesso fai-da-te, di alimenti o interi gruppi di alimenti (ad es.: i carboidrati) al fine di ottenere una riduzione del peso o altri benefici”.

Un programma dietetico individuale deve, invece, coprire tutti i fabbisogni di energia e nutrienti e deve integrare variabili biologiche (età, condizioni di salute) a gusti, abitudini, condizioni socio-economiche, etniche, culturali e religiose.

In ambito patologico, la modalità di elaborazione e programmazione varia ulteriormente anche in funzione della malattia da cui la persona è affetta: in alcuni casi, infatti, la terapia dietetica deve essere necessariamente rigida e dettagliata (ad es. nelle nefropatie croniche), mentre in altri può risultare più utile un approccio educativo che non preveda divieti assoluti e restrizioni, ma conduca il soggetto verso l’auto-gestione (ad es.: sovrappeso e obesità).

I piani dietetici che elaboro sono estremamente personalizzati e la loro stesura è subordinata alla prescrizione medica che attesti una diagnosi di patologia (se presente) o il buono stato di salute.

Per questo ai miei pazienti, durante la prima visita, richiedo sempre di farsi fare dal proprio medico curante (o dal medico specialista) un certificato, su carta intestata e controfirmato dal medico stesso ,di “richiesta di consulenza dietetica” che attesti la diagnosi nel caso di soggetto patologico oppure la “sana e robusta costituzione” in caso di soggetti sani.